Lettera a Martha Bernays

a MARTHA BERNAYS

                                                                           Vienna, mercoledì 16 gennaio 1884

Amore mio caro,
ieri era il compleanno di Breuer, speravo di vederlo al Club, ma non è venuto, e gli ho scritto un biglietto. Ho avuto una giornata pigra. La mia scoperta infatti si è volatilizzata nel laboratorio chimico e la cosa mi ha fatto un po' rabbia.  È difficile pubblicare qualche cosa, e vedo con rabbia come tutti si buttano sull’ereditarietà delle malattie nervose.

Durante il diario

Mia cara, se, come mi accorgo con orrore, non ti ho scritto per il diciassette, ciò è dovuto al fatto che sono molto impegnato e ho una serie di giornate, - vengono sempre una dopo l’altra, ed è una specie di malattia periodica, - nelle quali il mio umore, senza una ragione manifesta, va giù, e allora acquisto il dono di arrabbiarmi con meravigliosa facilità per tutto, perfino per il fatto che la mia cara e brava ragazza riempie le pagine che sacrifica a me con lettere così lontane l’una dall’altra. È singolare e mi ricorda quel che ho osservato ultimamente, che cioè noi, a sessantotto anni, - se questo numero dovesse essere valido anche per noi, - non avremo una grande elasticità. Anche quando mi dài dei bei nomi, per me non va bene. Credo che tu non mi intenda, perché siamo lontani, e tu mi attribuisca tanta bontà e bravura e non so ancora che altro, che io non ho mai avuto né mai vorrò avere e che tu, quando eravamo insieme, non hai mai trovato in me. Se, poi, torniamo insieme, è facile che tu resti male perché sono diverso dalla bella immagine della tua tenera fantasia. Non voglio che tu mi ami per qualità che tu soltanto supponi in me, in generale neppure per una qualsiasi qualità; mi devi amare irragionevolmente come fanno tutti, solo perché ti amo e tu non te ne vergogni.
Preferisco che tu non mi faccia così bonario, non resisto per la rabbia silenziosa, e le tue ultime letterine sono anche così miti; se tu non fossi un angelo di bontà, vorrei tornare a litigare con te. Era così bello leggere tutti i mesi qualcosa che veniva, con passione, dal profondo dell’anima. Se tu sei mia, dobbiamo ogni settimana litigare almeno un po' affinché l’amore possa ricominciare sempre con freschezza. Non mi prendere in giro per questa assurdità: ho le mie giornate cattive, è vero che lavoro molto, ma senza la gioia che, secondo i miei calcoli, sarà tornata quando avrai letto questa lettera.
Noto, mentre scrivo, l’influenza disarmante della tua soavità; sono già molto più tranquillo, ma mi fa rabbia dover parlare sempre di me. Per me stesso non sono davvero così importante come potrebbe sembrare da questa cattiva abitudine.
Quanto a tua cugina non dovresti essere incerta sull’interpretazione della sua natura. Una certa predisposizione pesa, come tu stessa mi hai raccontato, sulla famiglia, e nella ragazza certamente è decisiva la ingenua semplicità che in generale spiega tanti enigmi in tante persone.  Quando avrai ventisei anni, dovrai anche tu pensare a tutti questi preparativi, scusami se per questo giro sono ritornato a te, ma i miei pensieri procedono sempre così; quando sento che una ragazza si sposa mi interesso prima di tutto di sapere quanti anni ha, e poi calcolo quanti anni ti mancano. Quattro, per fortuna; quattro anni di lavoro e un po' di successo, potrà bastare. Ma, tu, come sopporterai quattro anni nel silenzio di Wandesbek? Oggi non riesco a liberarmi dalle preoccupazioni. Non serve a nulla volersi dominare. E tu, ti arrabbierai con me.
Ti riproduco il tenore della lettera che ho scritto a Breuer; penso che mi sia riuscita perché, nello scriverla, avevo il cuore gonfio; del resto era nostra intenzione salutarlo e fargli gli auguri insieme.
“Stimato amico! Un anno fa, senza sapere che giorno era, venni alla festa del Suo compleanno, e sentii allora di far parte della cerchia più ristretta tra i tanti a cui Ella è caro. Non sempre si riesce ad avere tanta fortuna. Quest’anno speravo di poterLe stringere la mano al Club Fisiologico, ma, a dir la verità, sono stato contento di non averLa vista; perché ho pensato che poteva trascorrere la serata da solo, con Sua moglie e i Suoi figli. Vorrei augurarLe di conservare tutto ciò che possiede e che sa tanto stimare. Soltanto spiegandole che Ella ha una pronunciata avversione per i ‘lavori manuali femminili’, ho potuto impedire alla mia Martha di farne uno per Lei. Ma non abbiamo altro da donare. Se penso al mio rapporto con Lei e Sua moglie, trovo che debbo esserLe grato soprattutto per la stima riposta nella mia persona, stima che mi innalza molto al di sopra del mio stato attuale, e con la quale forse Lei o è in anticipo sugli altri o rimarrà solo. Le due cose non si verificherebbero senza una certa analogia con la Sua vita. Nella speranza di rivederLa ancora in questo mese – io lavoro adesso molto intensamente – suo dottor S.F.” Un po' sconnessa, vero?
Buona notte, mia diletta, ti permetto di arrabbiarti un pochino, ma non tenere la rabbia per te, piuttosto insulta un pochino il tuo fedele              

Sigmund