“Epidemia da Covid: gli adolescenti e la deprivazione sociale” di Fabrizio Rocchetto

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“Epidemia da Covid: gli adolescenti

e la deprivazione sociale”

di

Fabrizio Rocchetto

“Vorrei che non ci fosse età di mezzo fra i dieci e i ventitré anni o che la gioventù dormisse tutto questo intervallo; poiché non c’è nulla in cotesto tempo se non ingravidare ragazze, vilipendere gli anziani, rubare e darsi legnate” (William Shakespeare).

Con questo esergo Donald Winnicott inizia un suo contributo sull’antisocialità in adolescenza che ha un titolo significativo “I giovani non dormiranno” (Winnicott, 1964), nel quale evidenzia come l’insorgenza dell’antisocialità vada ricercata in una richiesta di aiuto inascoltata, spesso legata ad un’esperienza di deprivazione con origini anche nell’infanzia. Deprivazione è un termine che evidenzia la privazione di qualcosa di cui si avrebbe diritto.

L’avvento del Covid dal 2020 è un tritatutto rispetto alle coordinate che avevano caratterizzato in precedenza la socialità. Se l’adolescenza è il periodo della “esplosione ormonale”, della “tempesta emotiva”, il lockdown – termine che significa confinamento – imposto dall’emergenza sanitaria, si prefigura come una reclusione per tutti ma comporta per gli adolescenti una maggiore deprivazione, perché fisiologicamente più bisognosi di condizioni di spazio e socialità.

Non tutti però, perché già prima del lockdown non era raro che lo psicoanalista venisse consultato perché il figlio si isolava, si “chiudeva” in internet, nel pc e nel telefonino. Oggi il telefonino e la “rete” del web hanno la loro rivincita perché sono una potenziale risorsa per una socializzazione che è priva però della sensorialità della presenza del corpo, una condizione a cui è importante non abituarsi. Alcuni adolescenti rischiano infatti di perdersi nella propria solitudine, di adagiarsi nella “reclusione” che non ha mai registrato caratteristiche di questo tipo – non poter vivere il contatto fisico - nei periodi precedenti dell’epoca moderna, nemmeno durante le guerre.

Che generazione sarà se le limitazioni alla socializzazione proseguiranno a lungo?

L’emergenza Covid impone di non creare assembramenti perché la scuola è un luogo dove il virus può contagiarsi. Non ci sono strumenti semplici per evitare che questo non accada ma si possono studiare formule efficaci adeguate alla realtà locale che non può essere identica su tutto il territorio nazionale e per realizzare questo servono volontà, impegno ed energie.

Cosa lamentano gli adolescenti? Che non si fa abbastanza per loro, per i loro bisogni. Il rischio in questo periodo di crisi legato alla pandemia è che il mondo “adulto”, come sosteneva Winnicott, perda il rapporto con la propria adolescenza – purtroppo non sarebbe una novità - e di conseguenza con le necessità degli adolescenti.

Gli adolescenti hanno bisogno di sentirsi considerati, che si lavori per costruire un progetto per loro. Non hanno bisogno di risposte “dopo” ma d’attenzione concreta alle loro richieste – come la socializzazione – ora, anche se costa e non risulta utile nell’immediato per la produzione economica.

Investire sugli adolescenti oggi significa preparare gli adulti di domani.

Bibliografia

Skakespeare W. (1964) Il racconto d’inverno, traduzione di E. Montale, Sansoni, Firenze, 1964 In: Winnicott D.W. (1984): Il bambino deprivato. Raffaello Cortina Milano, 1986;

Winnicott D.W. (1964): I giovani non dormiranno. In: Winnicott D.W. (1984): Il bambino deprivato. Raffaello Cortina Milano, 1986;


[1]     Psicologo, psicoanalista SPI – Centro Psicoanalitico di Roma