2014-06-10 – Segnalazioni Editoriali

Senza paura, senza pietà
Valutazione e trattamento degli adolescenti antisociali

a cura di Alfio Maggiolini
Contributi di
Cristina Colli, Mauro di Lorenzo, Alfio Maggiolini, Virginia Suigo
Raffaello Cortina, 2014

Fin dal sottotitolo si comprende che il libro in visione entra senza rimandi nell’argomento ritenuto attualmente più che scottante nella realtà cruda della clinica e dell’aiuto all’adolescente: SerT, SerD, Usl o Asl, Servizi sociali municipali, Dipartimento di Giustizia minorile, comunità terapeutiche e di tipo familiare, ingombrati di adolescenti cosiddetti “antisociali”, chiedono aiuto, cercano formazione, supervisione, lavoro col gruppo-operatori del Pubblico come del Privato sociale. Con i traumatismi da vita ed emigrazione violente, con le conseguenze delle dipendenze da internet nella psiche e nel corpo, con l’assenza di “significanti sociali” che porta alla condotta tossicologica nelle discoteche pomeridiane del sesso per piacere o per strategia di ‘carriera cubistica’ a vantaggio di bambine di dodici anni[1], con la graduale emersione in seconda generazione degli ‘schiavi’ cinesi dalla prima fase, anestetizzata, del trauma, come dai seminterrati dei nostri palazzi ove ci cuciono magliette ‘firmate’, ci disponiamo come Italia, Stato miope di prevedibilità, a sentirci subornati dal fenomeno, da decenni evidente e trascurato, dell’incremento del numero e della gravità della condizione “al limite” in adolescenza, la quale, come noi ben sappiamo, cerca nella “tendenza antisociale”, magnifica e da noi inascoltata grazia del genio secolare di Winnicott, una via di speranza di visibilità e accoglienza agita in transfert concreti e distruttivi. Rispetto a ciò, il fallimento anch’esso secolare dei molti modelli “educativi” della tipologia ‘del bastone e della carota’ ha avvicinato la richiesta di dette Istituzioni collassate verso la psicoanalisi: ci chiedono, in analogia coi loro assistiti, una via di speranza, l’indicazione di una percorso di uscita attraverso la cura “a funzione analitica”. Chiedono molto aiuto a una psicoanalisi agile, che porti la “cassetta degli attrezzi” psicoanalitica nei luoghi del dolore e della cura, che sia elastica e lontana dai rischi suicidari su cui Otto Kernberg[2] ci ha recentemente allertati, disposta a mediare col concretismo come col medicalismo di Istituzioni di cui impara a ‘parlare la lingua’.

Il testo in esame propone un esaustivo approfondimento che mancava nella ricerca internazionale sul tema della valutazione e del trattamento degli adolescenti antisociali insistendo finanche sulla assoluta necessità, nello specifico clinico in esame, di procedere scientificamente, con definizione di modelli di intervento basati su solide teorie e di verifica catamnestica e seria (che bello leggere in tale ambito di ricerche col “doppio cieco”) dei risultati.

L’impegno descritto è stato compiuto da un pool di clinici molto vicini alla psicoanalisi riuniti nella Fondazione milanese “Minotauro”, consumati nell’esperienza di costruire soluzioni ai problemi dell’adolescenza, estremamente efficaci nella ricerca della collaborazione interistituzionale dalle Università al portone di casa di un ragazzo sbandato, dal DPG alla tifoseria da stadio, dal lavoro col gruppo di ‘scalmanati’ alla stanza della poltrona e del lettino.

Potrei dire qualcosa sui limiti di un testo che forse alle volte risente delle conseguenze della impersonalità della macroricerca (per noi analisti di non immediata assimilazione) che pure benediciamo come già espresso. E della non considerazione dell’impegno di chi vi scrive per sviluppare annose ricerche catamnestiche sui modelli di intervento e relativi coefficienti di efficacia della soluzione residenziale per tali soggetti presso casa famiglia[3].

Ma sono dettagli che non tolgono importanza alla ‘filosofia’ dell’approccio descritto per il quale il volume nel suo complesso merita attenta lettura.



[1]  Lombardo Pijola M. (2007). Ho 12 anni, faccio la cubista, mi chiamano Principessa. Storie di bulli, lolite e altri bimbi.Milano: Bompiani.

[2] Kernberg O. (2012). Come prevenire il suicidio degli Istituti Psicoanalitici. J. Am. Psychoan. Ass. 1. (traduzione mia).

[3] Nel contributo: Che fine fanno gli adolescenti “difficili” quando diventano giovani adulti? 9000 unità (utenti) sono analizzate nel corso della permanenza in comunità e negli anni successivi alla dimissione fino al trentesimo. AeP. Adolescenza e Psicoanalisi, 2 2007.