2014-09-05 – Breve report del XVII Congresso SPI

Breve report dal XVII Congresso SPI:

All’origine dell’esperienza psichica. Divenire soggetti.

Milano: 22-25/5/2014

Al Congresso SPI di Maggio scorso a Milano si è percepito non solo un clima di apertura alla riflessione teorica e al lavoro clinico con bambini e adolescenti ma anche una attenzione al neonato e al bambino come unità di psiche-soma dalla quale, parafrasando il titolo dell’Evento stesso, l’esperienza psichica origina.

Dalle plenarie: Monniello prosegue e approfondisce la sua ricerca nell’ambito del divenire dello psichico come entità in continua trasformazione. Il suo è un testo colto e molto pensato, con una rigorosa presenza della teoria apparentemente di non facile approccio e tuttavia, ‘ruotantolo’, lo si scopre di agile profilo, e fa pensare alla capacità di comunicare la propria umanità e di indurre, nel paziente, la “pre-cognizione” bioniana: il clinico appassionato vede la strada dell’altro spianarsi prima che ciò avvenga. L’Autore apre interrogandosi “sui tempi e sulle forme dell’origine e delle prime percezioni dell’oggetto”,  sul “primo mondo somatosensoriale” ove “il sensoriale ancor prima della pulsionalità si appoggia sul bisogno primario di conservazione vitale”. Il tempo è quello “dei processi primari e dell’indifferenziazione”. Mi pare che gli sviluppi della ricerca di Monniello contribuiscano tra altro ad avvicinare il mondo della psicoanalisi a quello della psicomotricità; quest’ultimo costituito da bambini con serie e precoci difficoltà evolutive, di genitori, terapisti della psicomotricità, neuropsichiatri infantili bisognosi di orientamenti e terapie. Penso in tal senso alla definizione di unapsicomotricità psicoanalitica che darebbe a noi lavoro e ai bambini bisognosi migliori possibilità. Dopo avere mostrato il proprio attuale interesse per la trasformabilità che caratterizza l’esperienza psichica e per i limiti di tale processo nei passaggi difficili dello sviluppo psichico o nei casi di sua sofferenza, l’Autore riporta quanto finora approfondito sul paradigma dello sviluppo psichico in adolescenza, quando la pressione dell’urgenza pulsionale tende a far subire la vita pulsionale stessa limitando la possibilità di sua trasformazione e appropriazione da parte del soggetto. L’attenzione dell’Autore al “sensoriale pubertario” lo porta nel lavoro clinico a ricercare, più che la gestione della spinta pulsionale, la promozione della “considerazione del sensoriale pubertario e delle mappe di memoria di tracce e impronte sensoriali precoci”. Percorso, quello indicato, che fa emergere nuovi vissuti, percezioni, raffigurazioni e rappresentazioni e il risveglio “dell’inconscio rimosso e non rimosso”. L’ipotesi centrale e dell’Autore è che “si possa ampliare l'analisi della vita psichica facendo lavorare tutto ciò che, all’interno della relazione analitica, abbia anche un vago sentore del ripetersi e succedersi dei vissuti sensoriali. Il loro riconoscimento e la loro descrizione a parole può rilanciare l’attività immaginativa e le libere associazioni, svolgere una funzione soggettualizzante e sostenere il processo di soggettivazione”.

Ora ai Panel.

Nicolino Rossi, ne “Il processo di soggettivazione tra relazione diadica e configurazione triangolare” analizza, attraverso sia l’ambito clinico che la ricerca empirica, lo sviluppo del processo di soggettivazione fin dall’avvio della vita. L’ambito osservativo dà per l’Autore risalto all’azione delle figure primarie di riferimento, mentre quello clinico individua due tipi di distorsione nel processo di soggettivazione evidenti rispettivamente nel disturbo schizoide e in quello borderline. Rossi dà risalto alla matura tradizione del lavoro con gli adolescenti nel raggiungimento della conoscenza dei meccanismi fisiologici e patologici del processo in esame.

Carla Busato Barbaglio, ne “La danza relazionale: sintonie, ritmi, passi” propone il concetto dell’instaurazione di fondamentali livelli di armonia e sintonia tra la madre e il piccolo bambino, determinanti per il futuro del bambino stesso. La ricerca teorica dell’Autore è approfondita e altrettanto presente risulta la verifica clinica emersa nel contesto di un Gruppo di studio, parte del per percorso di Perfezionamento nell’Analisi b/a.

Sarantis Thanopulos, nelle Premesse al Panel “Alle radici della soggettivazione: fallimenti e fratture nell’incontro madre-figlia” realizza un saggio chiaro, breve e colto sulle origini della problematicità della soggettivazione. Il legame incestuoso che i bambini di entrambi i sessi hanno con la madre , fondamento del desiderio, diviene “presto la sede di un conflitto tra il desiderio che la madre ha proiettato sul proprio creato, e l’emergere della volontà del bambino come soggetto differenziato, autonomo”. Il conflitto, inconsciamente attivo per sempre, si caratterizza nel rapporto madre-figlia per “minore definizione dei confini e maggiore intimità”.

Di fine-analisi si discute nel lavoro “Due soggetti e il loro commiato” di Giuseppe D’Agostino e Maria Paola Ferrigno. La loro tesi è che essa costituisce “un arricchimento della soggettività e - favorisce – una buona conduzione dell’analisi”. Tra i casi presentati quello di un adolescente di 13 anni che conclude la sua analisi duratane 6. Tra altro è apprezzabile la comunicazione degli affetti dell’analista in tale fase del trattamento.

Ne “Il pericoloso richiamo della foresta: note dalla clinica infantile e adulta sulla dissociazione nella fantasia”, Laura Colombi analizza, aiutata dalla letteratura e dall’analisi di una bambina di 9 anni, il ritiro nella fantasia come assetto difensivo precoce che fa fronte al collasso dell’esperienza dell’illusione. In tali condizioni si costruisce per l’Autore un “sistema di funzionamento mentale dissociato parallelo a quello più capace di mantenersi in contatto con la realtà psichica”. Tale “mondo parallelo”, pericoloso in quanto affascinante e seducente, può eleggere la dissociazione come  “stile” di funzionamento mentale ad insorgenza precoce e sviluppo graduale.

In “Io sono colui che è” Gabriella Gentile entra nella questione difficile e importante della costituzione del sentimento di sé nei bambini adottati. Le interferenze che tale obiettivo incontra sviluppano in complesse articolazioni e sommazioni tra fallimenti dell’holding genitoriale, note difficoltà ad accogliere bambini da parte delle coppie adottive e lavoro povero o assente di riferimenti analitici da parte di Servizi sociali e Tribunale per i minorenni. L’Autore approfondisce la tematica a partire dal vaglio della letteratura e dal lavoro clinico con tre bambini.

Ne “I vari tempi della soggettivazione” Irene Ruggiero affronta la questione - a suo tempo introdotta da Novelletto e in seguito sviluppata in un Gruppo di studio al CPDR da Giovanna Montinari -  secondo la quale “l’analisi, in pazienti adulti, di tematiche adolescenziali inelaborate consente la riapertura di un processo di soggettivazione arenato”. L’Autore sviluppa la propria tesi col puntuale sostegno delle teorizzazioni di Cahn circa la facoltà del processo adolescenziale di rimettere in gioco l’intera vita psichica e della centralità in adolescenza del processo di soggettivazione, e con gli studi di Nicolò su “l’adolescenza oltre l’adolescenza”, entrambi coordinati con la presentazione di esaustivo materiale clinico.

Rosa Spagnolo, con “One body two minds: gemelli congiunti, corpi congiunti, menti congiunte?”, a partire dalla vicenda proposta nel video dei gemelli congiunti diacefali, presenta una ricca e articolata riflessione sul tema della “libertà della mente di auto rappresentarsi stati mentali differenti a parità di stimolo, cioè di costruire la propria soggettività comunque”. Il pensiero dell’Autore utilizza molta letteratura analitica e riferimenti culturali di varia estrazione per lavorare intorno alla tesi secondo cui “la soggettività è insita nella co-costruzione reciproca mente-corpo legata a nuclei affettivi che continuamente reificano (e reinventano) la relazione con l’altro”

Con “La sessualità infantile è precoce o profonda? Alcune considerazioni sulla sessualità infantile nei processi di soggettivazione” Paola Marion riflette, a partire dalla distinzione che Winnicott fa tra “precoce” e “profondo”, sui ‘livelli di collocazione’ di detta condizione. Considerando con la letteratura francese la sessualità dal punto di vista dell’esperienza inconscia (che distingue da quella conservativa), l’Autore sostiene che, pur essendo precoce e arcaico il suo insediamento nella mente, ai livelli quindi dell’irrappresentabilità, la sessualità infantile è profonda perché è “compresa nel tempo specifico della psicoanalisi (la Nachträglichkeit)”, “si rivela nel lavoro fantasmatico e trasformativo del mondo interno” e lo fa “solo nel momento in cui una certa maturità è giunta, senza che ciò significhi che non esisteva prima”.

Ad ampliare il corredo dei giochi che disponiamo per ciascun paziente ecco il lavoro di Luca Nicoli che propone l’uso del pongo nel trattamento analitico dei pazienti tra i 10 e i 14 anni.

Fabrizio Rocchetto, sviluppando nel suo testo “Diventare soggetto ed erosione dello spazio potenziale” una rilettura della questione attuale e dibattuta dell’uso del “virtuale/digitale” nel lavoro analitico, si pone in una posizione accettante e aperta al nuovo, dalla quale tuttavia riflette sui rischi dell’abuso della tecnologia in analisi in quanto in grado di provocare erosioni dello “spazio potenziale”. Interessante è in tale ottica il suo non considerare il telefonino, con cui oramai i pazienti dai dieci anni in su abitualmente vengono in seduta, a livello di oggetto transizionale bensì in quanto ‘protesi’, estensione concreta del soggetto. E l’indiretto invito a insistere in età evolutiva col “gioco elementare” che, favorendo la rappresentazione inibisce nei pazienti il ricorso al virtuale offerto seduttivamente dallo strumento tecnologico. Sostiene le sue tesi con una rigorosa letteratura e una toccante esperienza clinica con un caso difficile.

E toccante risulta anche il testo di Elena Molinari “L’azione che attraversa il vuoto”, il quale descrive il modo con cui la Collega è riuscita a interagire analiticamente ed evolutivamente con un bambino autistico. Il lavoro delicato e sensibile che l’Autore mostra incoraggia verso ri-aperture all’intensa dedizione teorico-clinica degli anni ’80 del secolo scorso a tale tipologia di pazienti bisognosi di analisi. Forse di un’analisi che coordini l’uso delle teorie storiche fondanti e orientanti, che Molinari utilizza, con una pratica clinica che superi l’antico dominio dell’interpretazione verbale a vantaggio di una ricerca e contattazione di questi bambini primariamente a livelli pre-verbali e non-verbali; livelli sensorial-percettivi, spesso protosimbolici ai quali loro, come dimostra l’Autore, se raggiunti, possono rispondere e iniziare a ridurre il proprio isolamento. Come quello di Monniello, anche questo testo potrebbe costituire un’interessante apertura al mondo dellapsicomotricità psicoanalitica nel quale bravi terapisti mostrano capacità di intenso avvicinamento a tali pazienti e andrebbero orientati con formazione e supervisioni a funzione analitica.

Il Panel “Alle radici della soggettivazione” è stato caratterizzato dalla presentazione tripartita di un’unica esperienza di un Gruppo di Autori che insieme lavora nella teoria, nella clinica e nella supervisione sull’esperienza del dolore nei bambini e negli adolescenti. Coi testi “L’esperienza del dolore e il dolore che non c’è”, “L’analista e il dolore del paziente: come si arriva a vivere il dolore nel rapporto analitico” e “Il dolore e il trauma: dal buco nero all’uragano” Tonia Cancrini, Maria Adelaide Lupinacci, Mirella Galeota, Daniele Biondo e chi scrive presentano, nella teoria e con la clinica, le loro tesi secondo cui, in grossa sintesi: il dolore struttura l’esperienza psichica; l’analista deve rendere al paziente pensabile e dicibile il proprio dolore al fine di poterlo rappresentare, dotarlo di senso e gradualmente superare. Convincere un bambino che può reggere il proprio grande dolore comporta un costante lavoro sulla formazione e sulla supervisione dell’analista e in tal senso risulta spesso indispensabile la condivisione metodica e costante con Gruppi di studio all’uopo istituiti.

Torniamo a riflettere su esperienze di dolore mentale che mettono in dubbio la stessa possibilità di sopravvivenza fisica dei bambini col lavoro di Paola Capozzi e Franco De Masi “Le ragioni per esistere”. Si ravviva la riflessione, già trovata in altri testi, su come intendere nella teoria e nel controtransfert e su come usare nel lavoro clinico meccanismi estremi di difesa che, se da una parte possono compromettere la vita psichica di bambini e adolescenti, dall’altra, paradossalmente, ne possono permettere lo sviluppo preservandola dalla distruzione.

“Livio e Pietro:” - i due giovani pazienti di Luisa Masina e Chiara Rosso nel testo che apre il titolo nominandoli e continua con - “incrinature nel processo di soggettivazione e controtransfert dell’analista”, permettono agli Autori di considerare intorno alle distorsioni del processo di soggettivazione.  Il trattamento dei due pazienti, caratterizzati rispettivamente da difficoltà a distinguere e sentire emozioni, ha comportato un uso dell’analista “come un apparato per sentire e per pensare e come una pelle psichica vicariante la propria”. In entrambi i trattamenti un ruolo centrale è stato svolto dal controtransfert e “proprio grazie a un lavoro di rispecchiamento e rêverie i due membri della coppia analitica hanno potuto accedere a modalità comunicative più evolute e meno concrete”.

Giovanna Montinari e Giuseppe Riefolo, ne “Il soggetto della parola e del medicamento. Il trattamento analitico articolato fra analisi e farmaci: un’esperienza clinica” portano la riflessione sulla questione importante del trattamento parallelo analitico e farmacologico coi pazienti psicotici. Gli Autori pensano a un “campo analitico” in cui due analisti aiutano parallelamente il paziente, uno col trattamento analitico e l’altro con quello farmacologico. La loro tesi è sostenuta dalla letteratura e suffragata da una dettagliata presenza clinica relativa a un “adolescente/giovane adulto”.