Aprile / Giugno 2013

Segnalazioni Editoriali - Aprile / Giugno 2013

IL MANCATO SUICIDIO DI LUIGI PIRANDELLO
di Marcello F. Turno
Alpes Italia, 2012, Pagg. 80

Se in un tormentato frangente della sua vita Luigi Pirandello fosse ricorso ad uno psicoanalista, quale fra le sue tante storie avrebbe potuto narrargli? E perché? Sicuramente "Il fu Mattia Pascal", romanzo scritto nel periodo più disperato della sua esistenza e che, nell'immaginario incontro con lo psicoanalista, diventa la chiave per accedere al mondo interiore dell'Autore.

"Il mancato suicidio di Luigi Pirandello" è un riuscito tentativo di coniugare il saggio con la finzione. Un componimento che grazie a una scrittura veloce, pur facendo ricorso a concetti che rimandano a Sigmund Freud, a Melanie Klein e a Ignacio Matte Blanco, si concede solo parzialmente al linguaggio complesso della psicoanalisi.

Scrive nella prefazione al libro Fiorangela Oneroso: “La scioltezza, la gradevolezza, la felice leggibilità di questo denso saggio sta nel fatto che Turno affronta il tema dello sdoppiamento, o della duplicità, procedendo sempre in modo scientificamente rigoroso ma con un'agile scrittura letteraria (…) l'indagine di Turno si snoda come un attraente racconto, che il lettore non riesce a interrompere dall'inizio alla fine”.

 

ESPERIENZE. CORPO, VISIONE, PAROLA NEL LAVORO PSICOANALITICO
di Lucio Russo
Borla, Pagg. 233, euro 26,00

In quest'ultimo lavoro Lucio Russo propone nuove riflessioni su alcuni elementi che danno forma all'esperienza psicoanalitica. Considerazioni e ipotesi che si sono arricchite e affinate in tanti anni di lavoro quotidiano con i pazienti, e che confermano il suo interesse per l'esperienza clinica. La vicenda clinica è affrontata in questo libro da un vertice particolare: l'intreccio tra corpo, visione, parola. Il legame vivo tra queste dimensioni espressive consente in analisi di percepire e comunicare ciò che rimane assente dalla rappresentazione. L'autore indaga le forme di vita psichica che lasciano le loro tracce mute nel corpo senziente e pulsionale, e che attraverso il lavoro analitico possono trovare una forma di espressione cosciente nella parola mitopoietica ricca di vibrazioni corporee e di sfumature di pathos. Esercitare lo sguardo a non lasciarsi attirare dalle luci ingannevoli delle immagini visibili è compito della psicoanalisi, il cui campo è teso a percepire il negativo e l'assenza. Russo descrive il proprio interesse per un metodo di lavoro che sappia trovare espressione e riconoscimento per quegli eventi inconsci che sarebbero incomunicabili attraverso il modello dialogico del discorso. Vengono formulate ipotesi su come percepire il negativo svelato dai fenomeni dell'allucinazione e del sogno, eventi psichici che incarnano la parola nel corpo e la rendono visionaria. Nel linguaggio onirico, memoria silenziosa, individuale e collettiva, corpo e immagine entrano nella parola e la trasformano in espressioni verbali mitopoietiche dell'assenza. L'esperienza del sognare è il modello d'elezione per dare corpo e raffigurare nella parola l'oggetto assente e irrapresentabile.

 

UNA PSICOANALISTA A TEHERAN
di Gohar Homayounpour
Raffaello Cortina Editore, 2013, pp 148, €13.50

(Recensione a cura di Sabrina Gubbini)

Vorrei segnalare  agli elettori  un libro appena uscito di grande interesse per noi psicoanalisti, autrice   un’analista iraniana , Gohar Homayounpour.  Si tratta di una narrazione affascinante, in cui il racconto autobiografico si intreccia con le storie dei pazienti.

Nella prefazione del regista iraniano Abbas Kiarostami, si legge: “… il mondo che Gohar Homayounpour  esplora attraverso la lente della psicoanalisi rassomiglia molto da vicino a ciò che io stesso osservo attraverso la lente della mia cinecamera…”.

La postfazione è di Lorena Preta, analista SPI del Centro Psicoanalitico di Roma