Adolescenti nella pandemia di Tito Baldini

Un disagio che parla attraverso i corpi

di

Tito Baldini

Gli adolescenti oggi stanno tragicamente riempendo non più le piazze di notte ma i Pronto soccorso e gli obitori. Per sentire il dolore mentale che non riescono a rappresentare si sono dovuti organizzare per farsi picchiare in massa e in pubblico; abusano più del solito di sostanze e alcolici per stordirsi e non pensare, per dormire in qualche ora, di giornate senza ore, gettati sul divano. I ragazzi si stanno ammalando in modo sinuoso e nel profondo, e loro stessi, e le Società, ne subiranno per i propri sviluppi: quel che accade è traumatico come uno stupro che non puoi evitare, crea un precedente e la vita ci si arrotola intorno. Pur se quando la pandemia finisce ci saranno i balli americani, il trauma, oggi come allora, lavora sotto, esce nel tempo e nel susseguirsi delle generazioni. Oggi, nello zainetto delle cose fondamentali per il loro viaggio, i ragazzi non hanno più nulla; sono immersi in un’assenza totale di risonanza data dalla solitudine dei corpi, sede, sempre, e più che mai a quell’età, degli affetti, e dell’esperienza. Gli adolescenti e i giovani adulti attualmente stanno soffrendo oltre ogni possibilità di tenuta; sono state loro negate le condizioni fase specifiche più importanti: il soma, proprio e altrui, e il gruppo. E tutti i riferimenti meta-sociali aventi un peso, un volume e dei corpi: scuola, università, sport, varie realtà aggregative. E la coppia? Chi non era già fidanzato prima della pandemia difficilmente ora può contrarre legami intimi, e milioni di adolescenti e giovani adulti congelano la dimensione affettiva diadica e abusano di pornografia internet, la quale si sta attualmente specializzando anche per il femminile. Ragazze e ragazzi sono stati costretti a mettere tutta la realtà - affettiva, emotiva relazionale e formativa - nel telefonino sapendo noi adulti della pericolosità di tale operazione. Parallela alla pandemia organica se ne sta sviluppando una psichica, la quale, a differenza della prima, colpisce, di preferenza, con forza e nel tempo lungo, le giovani generazioni, in ispecie l’adolescenza e la giovane adultità.  Risulta quindi pericoloso modificare in modo importante la vita dei ragazzi, dalla frequentazione scolastica allo sport alle attività sociali. Bisognerebbe aprire un momento di alta condivisione tra istituzioni di vario genere, pensare insieme e studiare soluzioni. Se mi s’invitasse a tale simposio proporrei l’opportunità d’invertire gli ordini di priorità e vaccinare, dopo la Sanità, per prima gli adolescenti e i giovani adulti. Da vecchio non avrei dubbi: loro. Vaccinati e messi in condizione di “rischio accettabile” rispetto al contagio sarebbe utile, per la Società e per loro stessi, adultizzarli, risvegliandoli, così, dalla dimensione regressivo-letargica in cui sono stati infilati, bloccati con una diffusa azione pedagogico-mediatica che rasenta l’ipnotico. Innocui, mandiamo loro nei luoghi di maggior rischio di contagio; inviamoli anche per noi lasciandoci al sicuro; noi che abbiamo la pelle più resistente e non solo le difese immunitarie più basse; noi adulti che sappiamo fare la nostra parte e scegliere che la nostra vita sarà solo nella loro, che solo se la loro sarà, noi saremo per sempre.