Settembre 2014

IL MANCATO SUICIDIO DI PIRANELLO
di Marcello F. Turno

Alpes Italia editore
pagg. X, 60, € 10.

Che Luigi Pirandello pensò al suicidio dopo quel fatale 1903, anno in cui andò in fumo il suo patrimonio economico con l’allagamento della zolfara che a sua volta fu anche la causa dell’impazzimento della moglie, è storia nota. Pirandello nel frattempo si confida con il suo amico Ugo Ojetti e successivamente ne parla con il suo biografo Federico Vittore Nardelli. Così pur assediato da questi eventi e dall’idea del suicidio non riesce ad allontanarsi dalla scrittura, anzi tramite la scrittura cerca una via di fuga e crea un suo doppio, Mattia Pascal, delegandolo a mettere in pratica quello che a causa degli eventi avversi avrebbe desiderato fare: sparire. Il meccanismo che lega questo momento drammatico della vita dell’Autore e il processo creativo suscita ancora curiosità e interesse. Marcello F. Turno, psichiatra e psicoanalista della Società psicoanalitica italiana e docente presso il Dipartimento di Scienze umane della LUMSA, nel “Il mancato suicidio di Luigi Pirandello” attraverso un percorso che attinge alla letteratura e alla psicoanalisi affianca “i Doppi” creati da Pirandello: Mattia Pascal e Adriano Meis, e si concentra, seguendo il pensiero di Matte Blanco, sugli aspetti di simmetrizzazione che riguardano la vita reale dello scrittore e la sua opera creativa. Evidenzia pertanto come il testo del “Il fu Mattia Pascal” si possa raffigurare come una lunga seduta d’analisi in cui Pirandello riesce a rendere pensabili i desideri più inconsci che, su un piano di realtà, non possono essere realizzabili. Turno, facendo riferimento a quelli che sono gli esempi classici del doppio in letteratura  Dr Jekill e Mr Hyde di Stevenson,  John Vincent Moon di Borges, lo studente di Praga dell’omonimo film di Stellan Rye del 1913 (verosimilmente quest’ultimo già fortemente influenzato dal romanzo del nostro autore), compie un’indagine - come scrive Fiorangela Oneroso nella prefazione - che “si snoda come un attraente racconto, che il lettore non riesce a interrompere dall’inizio alla fine. E questo perché, se è naturale adoperare per una simile materia un modello psicoanalitico di interpretazione – ricorrendo anche ai contributi di specialisti della letteratura come Mario Lavagetto, Francesco Orlando, Stefano Agosti, Emilio Garroni, ad esempio – Turno tuttavia dimostra, con la seduzione di un vero narratore, che da Freud in poi se ne è fatta di strada all’interno del paradigma psicoanalitico freudiano ortodosso.”Il processo a cui Pirandello, sospeso fra vita e letteratura, si sottopone, è trasformativo della sua personalità, catartico e salvifico,  “il nulla della morte” - come fa notare Pietro Milone nella nota conclusiva - viene sconfitto nel raggiungimento dell’ideale artistico con l’ausilio determinante del personaggio, trascendente la contraddittoria criticità del reale. È dimostrato, quindi, come un’opera artistica possa essere connessa alle esperienze individuali della vita.