Freud Lettera a Fliess


Vienna, 15 ottobre 1897

"Finora non ho trovato nulla di completamente nuovo, ma tutte le complicazioni alle quali sono normalmente abituato. 
Non è una cosa facile.
Essere interamente onesti con se stessi è un buon esercizio. Una sola idea di valore generale mi è sorta. Ho trovato amore per la madre e gelosia verso il padre anche nel mio caso, ed ora ritengo che questo sia un fenomeno generale della prima infanzia, anche se non si manifesta sempre tanto presto nei bambini divenuti isterici. (Somiglianza con la “romanticizzazione delle origini”, nel caso dei paranoici-eroi, fondatori di religioni.) Se è così si comprende l’interesse palpitante che suscita l’Edipo re, nonostante le obiezioni che la ragione oppone alla premessa del Fato, e perché, più tardi, i drammi basati sul destino abbiano avuto tanto insuccesso. Il nostro sentimento insorge contro qualsiasi costrizione individuale arbitraria, qual è presupposta nell’Avola eccetera, ma il mito greco si rifà a una costrizione che nessuno riconosce per averne sentita personalmente la presenza. Ogni membro dell’uditorio è stato una volta un tale Edipo in germe e in fantasia e, da questa realizzazione di un sogno trasferita nella realtà, ognuno si ritrae con orrore e con tutto il peso della rimozione che separa lo stato infantile da quello adulto.

E’ passata per la mia mente l’idea che la stessa cosa sia alle radici di Amleto. Non alludo ad una intenzione deliberata di Shakespeare, ma ritengo piuttosto che un reale avvenimento lo abbia spinto a scrivere, mentre il suo inconscio capiva l’inconscio dell’eroe. Come giustifica l’isterico Amleto la sua frase: “Così la coscienza ci rende tutti codardi” e la sua esitazione a vendicare il padre uccidendo lo zio, quando egli stesso non ha alcuno scrupolo a mandare a morte i suoi cortigiani e non esita un secondo ad uccidere Laerte? Come, se non per il tormento suscitato in lui dall’oscuro ricordo di aver meditato egli stesso il medesimo gesto contro il padre per passione verso sua madre? “Se noi fossimo trattati secondo quanto meritiamo, chi sfuggirebbe alla frusta?” La sua coscienza è il suo inconscio senso di colpa. E non sono la sua freddezza sessuale durante l’incontro con Ofelia, il suo disprezzo per l’istinto della generazione, ed infine il trasferimento dei suoi atti da suo padre ad Ofelia, tipicamente isterici? Non riesce egli, allo stesso modo dei miei pazienti isterici, ad attirare su se stesso la punizione e a soffrire lo stesso destino del padre, avvelenato dallo stesso rivale?”

Freud "Le origini della psicoanalisi" Lettere a Wilhelm Fliess 1887-1902
Boringhieri, Torino, 1968