Caro dottore

Deineka A.A. Bozzetto per il dipinto "Relay" [1947] Acquarello su carta. 55 x 56

a Carl Gustav Jung

14 novembre 1912
Vienna, IX, Berggasse 19

Caro dottore,
La saluto per il Suo ritorno dall'America non più così affettuosamente come l'ultima volta a Norimberga - Lei è riuscito con successo a togliermi questa abitudine - ma pur sempre con sufficiente partecipazione, interesse e soddisfazione per il Suo successo personale. La ringrazio molto per le Sue notizie sullo stato delle cose in America. Ma, come sappiamo, la contesa non sarà decisa laggiù. Lei tuttavia non dovrebbe ritenere un Suo merito il fatto che le Sue modifiche abbiano diminuito molte resistenze, perché Lei sa che quanto più vorrà allontanarsi dalle innovazioni ψα tanto più sicuramente avrà il plauso degli altri e tanto minore sarà la resistenza.
Sia certo della mia obiettività e insieme della continuazione dei nostri rapporti; io ho la Sua stessa opinione circa il diritto personale a cambiare lo stesso Suo bisogno di continuare il lavoro comune con Lei. A questo proposito Le ricordo che la nostra amicizia è iniziata in un'epoca in cui Lei già difendeva la teoria tossica della dementia praecox.
Il Suo insistere sul "gesto di Kreuzlingen" è per me, in verità, altrettanto incomprensibile quanto offensivo, ma ci sono cose che non è possibile liquidare per lettera.
Attendo con ansia la stampa delle Sue lezioni, perché dal Suo grande lavoro sulla libido, in cui certe cose, non l'insieme, mi sono piaciute molto, non sono riuscito a trarre, come desideravo, la spiegazione delle Sue innovazioni.
La mia lettera a Riklin, scritta mentre ancora non potevo pensare al Suo ritorno, nel frattempo Le avrà fornito il desiderato orientamento sugli avvenimenti al "Zentralblatt". Aggiungerò ancora qualcosa per completarla e continuarla. Io spero che Lei adesso sappia perché ho ritirato il direttore invece di cambiare il redattore. Mi sono accorto che non ne avevo il potere, che l'editore prende partito per Stekel e mi vuole espellere per una via traversa svantaggiosa, sicché in settembre del prossimo anno noi non avremo un organo, mentre io per tutto l'anno avrei sopportato la responsabilità di una rivista che è lasciata all'arbitrio di Stekel e nella quale non posso cambiare nulla. Ciò non poteva andare. Così ho buttato via rivista e redattore.
Non senza ragione Lei chiederà: e il carattere ufficiale della Rivista? Naturalmente anch'io in un primo momento, l'ho sottolineato nei riguardi di Stekel e gli ho proposto di risolvere la controversia ricorrendo al voto dei gruppi locali ( o dei soli viennesi). L'appello al suo senso del dovere è rimbalzato senza alcun effetto contro la sua alterigia di proprietario! L'unica risposta è stata: è la mia rivista e non ammetto intromissioni dell'Associazione. A questo punto io avrei certamente fatto anche il secondo passo, sottoposto cioè la faccenda al presidente per una decisione ufficiale, se questi fosse stato raggiungibile. Ma Lei se n'era andato senza stabilire chi avrebbe dovuto svolgere le Sue mansioni di presidente durante la Sua assenza; noi non sapevamo nè ufficialmente né in via privata quando Lei sarebbe ritornato, e le voci correnti erano di un termine assai lontano. Se avessi saputo che sarebbe stato a casa il 12 novembre, avrei atteso volentieri e lasciato a Lei la precedenza nel convincersi che Stekel non rispetta il suo contratto, che con Bergmann non c'è nulla da fare, e che noi abbiamo bisogno di un altro organo. Così dovetti liquidare la faccenda io stesso. L'unica altra autorità prevista dal nostro statuto come organo di potere centrale, la comunità dei capi dei gruppi locali, non esisteva; Lei non l'aveva attivata, e forse al prossimo Congresso dovremmo chiedere l'attuazione di questo punto.
Se avessi atteso il Suo ritorno a tempo indeterminato, sarebbe andata perduta una data preziosa. Con tutte le trattative tra Vienna, Zurigo e Wiesbaden sarebbe stato impossibile dare vita a un nuovo organo per i primi del 1913 e avremmo dovuto cominciare a metà anno.
La rapidità della mia azione invece farà sì che noi abbiamo di nuovo il nostro organo a partire dal 15 gennaio, sotto nuovo nome e presso un altro editore, ma, si spera, non peggiorato sotto la redazione di Ferenczi e Rank. Tra breve Le farò aggiungere tutti i particolari della nuova rivista, ma La prego di non dimenticare, a questo proposito, che io ho bisogno del Suo rifiuto formale nei riguardi del "Zentralblatt" e della Sua adesione a noi, per poter mettere il Suo nome sulla testata della rivista.
In questa lettera, come in quella a Riklin, io La ho così messa al corrente dello stato di cose e mi attendo che la presidenza si assuma le trattative ulteriori con l'editore Bergmann. So benissimo che vi sono delle complicazioni; l'esito peggiore sarebbe che ogni socio finisse per ricever una rivista priva di valore per un anno intero e spendesse altri 15 marchi per la sua abituale. Io credo che questo sacrificio si potrebbe affrontare. Se la Centrale lo vuole risparmiare ai soci, ha a disposizione a questo scopo un fondo che era destinato all'organo dell'Associazione. Naturalmente noi preferiremmo, più di ogni altra cosa, che la funzione di organo ufficiale fosse sottratta al più presto possibile al "Zentralblatt" e poi passata a noi. Ma potremo anche sopportare l'attesa finché la rivista di Stekel non muoia di morte indolore e speriamo di renderci preziosi e indispensabili, sia pure in veste non ufficiale, agli analisti.
Forse Le interesserà sapere di una lettera di Adler sulle sue impressioni al Congresso di Zurigo, che è stata mostrata qui nella Società. Egli scrive di avere trovato gli zurighesi in una sorta di fuga panica davanti alla sessualità, ma di non poter purtroppo impedire che quei signori si servano delle sue idee. Forse ciò sarà una doccia fredda per Riklin, che nel suo rapporto sul Congresso lo aveva esaltato proprio senza alcuna ragione.
Nel pregarLa di sbrigare rapidamente le faccende qui esposte e nell'augurarLe la migliore continuazione dei Suoi lavori, sono


il Suo devoto collega
Freud