“Se gli autori esercitassero di più l’autocritica…”

Alfred Roller - "XIV Austellung" (1920)

a Martha Bernays


Vienna, sabato 6 ottobre 1883

Mio caro tesoro,
e ora prendimi in giro. Da un pezzo non so neppure che cosa debbo scriverti. Sono così preso dalla lettura dei giornali, naturalmente di medicina, e dagli esperimenti sul mio metodo, che ci è mancato poco che cominciassi a scrivere così: "La posta che doveva giungere in data odierna da Wandsbek non è arrivata." E poi, dalla tua ultima letterina, sono così innamorato di te che non so dirti se non: peccato che io sia qui solo, senza di te.
Oggi è stata una tranquilla giornata di lavoro, ho dovuto tralasciare la visita del mattino perché fino alle nove avevo il diario. Poi ho cercato febbrilmente nuovi metodi, finché non sono riuscito ad uccidere la mia ultima idea; ma ne è avanzata una per domani, che certamente ucciderò. Domani è domenica, per fortuna sono di servizio; che fare di domenica quando l'unica, nella cui vicinanza si vorrebbe riposare, non è raggiungibile? Pazienza, se rimango sano e fresco come sono ora, deve capitarmi qualcosa. Ma di sicuro, lontano da te, non farò più pause di lavoro, in questo hai ragione, perfettamente ragione.
E tu che fai, come sei? Che, come, io voglio sapere tutto di te e tutti i giorni vorrei risentire tutto da capo. La mia spelonca sta diventando molto accogliente. Peccato che non posso indicare nessun posto dove tu ti sia seduta. Ma, se ce ne fosse uno, ora sarebbe ricoperto dalle riviste. Mi sono buttato a leggere le cose mediche. Oggi sono stampati anche i miei primi lavori, naturalmente anonimi. Quanto più mi approfondisco nella medicina, tanto più difficile mi sembra pubblicare cose mie. Non perché dovrei soddisfare esigenze maggiori di quelle di alcuni anni fa, no, ma perché per la maggior parte delle pubblicazioni è necessario superare molte cose. Se gli autori esercitassero di più l'autocritica, i nove decimi di essi non sarebbero autori. Devo leggere molte cose insignificanti e ancor più sbagliate, e non posso certo scrivere cose del genere. In medicina si adopera la maggior parte del proprio intelletto per astenersi dalle cose inservibili, ma è un modo silenzioso per essere ragionevole. Da un maggiore approfondimento, mi attendo la gioia e la capacità di fare io stesso qualcosa di utile.
Piccola Martha, sei arrabbiata con me perché ti dico queste assurdità. Ma no, non sei arrabbiata, sei così buona e - detto tra noi - scrivi in modo così pertinente e saggio, che ho un po' paura di te. Ecco qua, penso, come la donna riesce rapidamente a superare l'uomo. Ma io non ci perdo nulla.
Addio, mia cara. Molti affettuosi saluti dal
tuo Sigmund

S.Freud "Epistolari. Lettere alla fidanzata e ad altri corrispondenti 1873-1939" - Bollati Boringhieri