Freud S. Lettere a Wilhelm Fliess, 1887-1904, lettera 109, Pag. 232 – 233, Bollati Boringhieri, 1985

Sigmund a 8 anni, con suo padre Jacob

Caro Wilhelm,

lo scrivere mi riesce ora così difficile, che per lungo tempo ho rimandato di ringraziarti per le toccanti parole della tua lettera. Per una qualsiasi delle oscure vie che si nascondono dietro la coscienza ufficiale, la morte del vecchio mi ha colpito profondamente. Lo stimavo profondamente  e questo lo avevo capito molto bene; con quel suo tipico mescolare profonda saggezza e fantastica spensieratezza, ha significato molto nella mia vita. Quando è morto aveva già finito di vivere da un bel po' di tempo, ma nell'intimo tutto il passato si è ridestato in tale occasione.
Ora mi sento davvero privo di radici.

Quanto al resto, sto lavorando alla paralisi infantile (Pegaso al giogo?), sono contento di avere quattro pazienti in cura, e specialmente mi rallegro dinanzi alla prospettiva di parlare con te per qualche ora. Da soli, s'intende. Magari ti racconterò certe cosette curiose in cambio delle tue grandi intuizioni e scoperte. Un po' meno confortante, quest'anno, è l'andamento degli affari, da cui il mio umore rimane sempre dipendente.

Sono di nuovo soddisfatto di cuore e naso.

Di recente mi è giunta all'orecchio la prima reazione alla mia intromissione alla psichiatria. "Orrore, raccapricciante, psichiatria da vecchie comari", eccoti alcune citazioni al riguardo: Rieger di Würzburg. La cosa mi ha estremamente divertito. Oltretutto, proprio a proposito della paranoia, che ormai è diventata una cosa talmente trasparente!

Il tuo libro si fa attendere. Poco tempo fa Wernicke mi ha mandato in cura un tenente ricoverato presso l'Ospedale degli ufficiali.

Devo raccontarti un grazioso sogno, fatto la notte dopo il funerale: mi trovavo in un locale e leggevo su di un cartello:

Si prega di chiudere gli occhi.

Ho riconosciuto subito il locale come il negozio di barbiere di cui sono quotidiano cliente. Il giorno del funerale dovetti aspettare proprio lì, e perciò arrivai con un certo ritardo alla casa. La mia famiglia, allora, era scontenta di me, perché avevo dato disposizioni che la cerimonia avvenisse in silenzio e con semplicità, cosa che in seguito anche i miei familiari ritennero giustificata. Un po' se la presero con me anche per il ritardo. La frase del cartello è a doppio senso e significa in ambedue i casi: Bisogna adempiere al proprio dovere verso i morti. (Una scusa, come se io fossi venuto meno al mio dovere e avessi bisogno di indulgenza; il "dovere" è preso alla lettera.) Il sogno è dunque il risultato di quella tendenza all'autorimprovero che si verifica regolarmente in chi sopravvive.

I fidanzati li vedo poco e la storia, purtroppo, mi piace proprio poco.

Lui è più sobrio e pacato, ma i suoi (e tuoi) suoceri non sembrano dar prova di molto savoir faire. Non è un tema piacevole da affrontare perciò, se preferisci, non parliamone più. Sono soltanto sciocchezze.

Salutami I.F. e R.W.F. con molto affetto; mia moglie, forse, sarà già da voi.

Tuo Sigm.

P.S. Se Martha avesse bisogno di denaro per fare acquisti, tu le farai credito.

Freud S. Lettere a Wilhelm Fliess, 1887-1904, lettera 109, Pag. 232 - 233, Bollati Boringhieri, 1896