le difficoltà della vita

Les Amoureux - Marc Chagall [1928]

a MARTHA BERNAYS


Durante il diario, martedì 23 ottobre 1883

Amata, piccola Martha,
posso dire amata, sebbene talvolta pensi così da cattivo e scriva arrabbiato. se ti ho di nuovo offesa, mettiti nei miei panni e pensa al mio desiderio, alla mia solitudine, alla mia attesa impaziente e alle catene che mi avvincono. Certe volte ho degli attacchi di tetraggine e di meschinità, che tu mia cara non devi condividere. In questi casi mi devi prendere in giro, e pensare che riuscirò subito a ritrovare la mia elasticità e la serenità di giudizio. Oggi pomeriggio, fanciulla mia, ho avuto di nuovo un bel successo, ho trovato un metodo con l'oro che promette di essere più duraturo del precedente, ma anche se facesse i capricci, prevedo il risultato finale, che cioè troverò interamente o quasi quel che cerco.
Le difficoltà della vita non debbono amareggiarmi, se rimarremo sani e ci saranno risparmiate gravi disgrazie. Allora raggiungeremo certamente ciò a cui aspiriamo. Una piccola casa, dove forse le preoccupazioni troveranno accesso, ma mai la miseria, una vita in comune nel mutevole alternarsi della sorte, una tranquilla serenità, che ci risparmi di chiederci per qual ragione viviamo. Io so quanto sei cara, e che sai trasformare una casa in paradiso, so che mi sarai sempre vicina piena di serenità e di sollecitudine. Ti lascerò tutto il potere che vorrai, e tu mi compenserai con un amore intenso, elevandoti al di sopra di tutte le debolezze che rendono spregevole il giudizio sulle donne. Quando la mia attività me ne lascerà il tempo, leggeremo quel che vorremo imparare, ti insegnerò alcune cose che non interessano una fanciulla finché non conosce il futuro compagno e la sua professione, tutto quello che è accaduto e che accade acquisterà, per il tuo interesse, un nuovo interesse anche per me. Non mi giudicherai secondo i successi che otterrò o non otterrò, ma secondo la mia volontà e la mia onestà, non rimpiangerai di aver donato gli anni più belli della tua gioventù alla fedeltà, e io sarò orgoglioso di te. Potrai leggere in me come in un libro aperto, saremo felici di intenderci e sostenerci reciprocamente. Terrai lontane da me tutte le meschinità, le piccole contrarietà, l'invidia, il desiderio delle cose insignificanti; e se tu dovessi aver paura di avermi distolto da un lavoro scientifico riderò e ti racconterò la storia di Benedikt Stilling, un medico morto pochi anni fa a Kassel, che nei suoi giovani anni si era dedicato alla scienza e poi aveva dovuto accettare un posto di medico. Ma per tredici anni tutte le mattine lavorava sul midollo spinale dell'uomo, e ne venne fuori una grande opera, e la sera continuava a lavorare sul cervello, e ora lo chiamano il primo degli scienziati a cui dobbiamo la conoscenza di quel nobile organo. Questo ha ottenuto la diligenza, l'entusiasmo tenace dell'ebreo. Anche noi potremo farlo.
Mia cara Martha, tu sei già per me una parte di quel che sarai per me. Lo devi diventare sempre di più. Nella felicità gli altri resistono bene; noi, la mia piccola Martha e io, potremo tener duro anche così separati e niente affatto felici, come siamo ora.
Buona notte mia cara fanciulla, ti prego di aprirmi sempre il tuo cuore, è così triste per me che tu non l'abbia fatto per tanto tempo.


Il tuo Sigmund

S. Freud "Epistolari. Lettere alla fidanzata e ad altri corrispondenti 1873-1939" - Bollati Boringhieri